A Venezia c'è una sola piazza: tutti gli altri spazi aperti, anche i più grandi, si chiamano campi. Piazza San Marco porta questo nome perché non è nata come luogo di passaggio ma come scenografia politica, costruita e ricostruita per secoli davanti alla basilica e al palazzo del doge. Guardarla come un insieme, e non come una somma di monumenti da fotografare uno alla volta, è il modo migliore per capirla in mezz'ora di cammino lento.
Un rettangolo costruito in otto secoli
La forma attuale nasce nel XII secolo, quando l'antico canale che tagliava lo spazio — il rio Batario — venne interrato sotto il doge Sebastiano Ziani e l'area fu ampliata fino alle dimensioni di oggi. I tre lati chiusi appartengono a epoche diverse. Le Procuratie Vecchie, sul lato nord, ospitavano gli uffici dei procuratori di San Marco, la carica più alta della Repubblica dopo quella del doge. Le Procuratie Nuove, sul lato sud, furono avviate sull'impostazione di Jacopo Sansovino e portate avanti da Vincenzo Scamozzi con un linguaggio più severo e monumentale. L'Ala Napoleonica, che chiude il lato corto verso ovest, è di età francese e prese il posto della chiesa di San Geminiano che stava lì: al suo interno oggi si visita il Museo Correr.
Anche il pavimento fa parte del progetto. La pavimentazione in trachite con fasce chiare in pietra d'Istria disegna una griglia che regola la percezione dello spazio e viene periodicamente rifatta dove il calpestio e le maree la consumano. Guardarla dall'alto, dal Campanile o dalla loggia della basilica, aiuta a capire quanto la piazza sia un disegno unitario e non un'area lasciata al caso.
Il Campanile e la Torre dell'Orologio
Il Campanile è l'elemento isolato al centro, con il fusto in mattoni e la cella campanaria in cima. Quello che vedete non è però la torre medievale: il campanile crollò su se stesso nel luglio del 1902, senza vittime, e fu ricostruito nel decennio successivo secondo il principio dichiarato allora, dov'era e com'era. Un ascensore porta alla cella campanaria, da cui si vedono la laguna, i tetti e, nelle giornate limpide, l'arco alpino. È la vista che spiega meglio di qualunque mappa come sia fatta Venezia.
Sull'angolo verso le Mercerie sta la Torre dell'Orologio, di fine Quattrocento. Il quadrante segna le ore, i segni zodiacali e le fasi lunari; sulla terrazza in cima due figure di bronzo, dette i Mori per il colore scuro della lega, battono le ore su una campana. La torre si visita solo con visita guidata e su prenotazione, perché le scale interne sono strette e il meccanismo è ancora quello storico, tenuto in funzione da una manutenzione continua.
La Piazzetta, la Libreria e le due colonne
Il braccio che scende verso l'acqua si chiama Piazzetta ed è la vera porta della città: da qui arrivavano ambasciatori e mercanti. Sul lato ovest corre la Libreria Marciana di Sansovino, considerata uno degli edifici più riusciti del Rinascimento veneziano, con la Zecca alle spalle; ospita la Biblioteca Nazionale Marciana e alcune delle sue sale monumentali rientrano nel percorso dei musei di piazza. Sul lato opposto si alza la facciata di Palazzo Ducale, che da questo punto si legge in tutta la sua lunghezza.
In fondo, verso il bacino, stanno le due colonne di granito portate dall'Oriente nel XII secolo. Su una è posato il leone bronzeo, un pezzo antico di origine discussa adattato a simbolo di San Marco; sull'altra c'è San Todaro, il primo patrono della città, con il drago ai piedi. Fra le due colonne si eseguivano le condanne capitali, e da questo deriva la superstizione veneziana che sconsiglia di passarci in mezzo. È un dettaglio minimo, ma racconta bene quanto la piazza fosse un luogo di governo prima che una meta di visita.
Le ore migliori e l'acqua alta
La piazza cambia molto nell'arco della giornata. Prima delle nove del mattino è quasi vuota e la luce radente mostra i rilievi delle facciate; a metà giornata si riempie e diventa difficile perfino attraversarla in diagonale; dopo il tramonto, con i portici illuminati e la musica dei caffè storici sotto i loggiati, torna leggibile. Chi alloggia a due passi, come chi soggiorna a Domus dei Fabbri in Rio Terrà de le Colonne, può permettersi di attraversarla due volte nella stessa giornata e vederla in due stati diversi.
Resta un'avvertenza sulle maree. La piazza è uno dei punti più bassi della città e si allaga per prima quando la marea supera certi livelli, soprattutto fra l'autunno e la primavera: in quei casi vengono posate le passerelle e il transito si concentra su percorsi obbligati. Il Comune di Venezia pubblica ogni giorno le previsioni di marea e diffonde i segnali acustici quando è attesa acqua alta; le barriere mobili alle bocche di porto hanno ridotto la frequenza degli allagamenti, ma non li hanno cancellati. Prima di uscire controllate le previsioni sui canali ufficiali, e tenete conto che orari, biglietti e modalità di accesso dei singoli monumenti della piazza cambiano nel tempo: vanno verificati di volta in volta sui rispettivi siti ufficiali.
A due passi dalla piazza, con calma
Domus dei Fabbri dista circa duecento metri da Piazza San Marco e Domus Remedio due minuti a piedi. Potete vederla presto al mattino, rientrare quando si riempie e tornarci la sera.